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Statua di Oceano

Statua di Oceano | Stampe | BEATRICETTO Nicolas Beatrizet detto

Stampe
BEATRICETTO Nicolas Beatrizet detto
1560
750,00 €
(Roma, Italia)

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Dettagli

  • Anno di pubblicazione
  • 1560
  • Luogo di stampa
  • Roma
  • Formato
  • 418 X 310
  • Incisori
  • BEATRICETTO Nicolas Beatrizet detto
  • Soggetto
  • Oceano

Descrizione

Bulino, 1560, firmato e datato in lastra in alto al centro. Esemplare nel terzo stato di quattro, con la parola Amice all'inizio dell'iscrizione e l'indirizzo di Claudio Duchetti: «AMICE QVAM TV HIC EFFIGIEM SPECTATV RARAM DEMIRARIS OCEANI EST ANNIS SVPERIORIB[VS] ROMÆ REPERTA AD ARCVM CAMPILIANI VBI ANTEA NILI ET TIBERIS QVOR[RVM] NVNC IN VATICANO INTRA PONTIFICVM HORTIS VISVNTVR IMAGINES SED HVIVSCE SPECTATV DIGNVM SIMVLACHRVM NVNC IN ÆDIBVS IO[ANNIS] BAPTISTAE ET IO[ANNIS] VINCENTII FABIORVM ROMÆ AD SARRÆ AREAM VISITVR INTERIM QVOD HVNC IN MODVM TIBI REPRHESENTATVR OCEANVS NICOLAO BRATRICIO LOTHARINGO GRATIAS HABE VALE ROMÆ ∞ D LX» [Amico, l’immagine che tu rimiri, rara a vedersi, è l’immagine di Oceano. Fu ritrovata anni addietro presso l’arco di Campiliano dove ancor prima [erano state trovate] le immagini del Nilo e del Tevere che ora si possono visitare in Vaticano, negli orti pontifici. Ma questa statua, degna di essere veduta, si visita per ora nel palazzo di Giovanni Battista e Giovanni Vincenzo Fabii, a Roma, presso l’area di Sarra. Per te l’Oceano è raffigurato in questo modo da Nicolas Beatrizet, lorenense. Grazie, e sta bene. Roma 1560].La statua era compresa nel lotto di sculture che i Farnese acquistarono dalla Collezione di Bernardino Fabio tra il 1547 ed il 1549. I Fabii, possessori di Castel Fusano, di parte dello stagno di Ostia e di altre tenute, avevano raccolto parecchie sculture di grande pregio fra le quali la statua di Oceano qui raffigurata.A Palazzo Farnese la statua rimase sino al 1786 per essere poi trasportata via mare a Napoli nel 1789, insieme a tutta la Collezione farnesiana e oggi è al Museo Archeologico Nazionale della stessa città. L’opera viene datata (anche se non concordemente dagli studiosi) al II secolo d.C. Il dio Oceano giace sdraiato su un fianco sopra una superficie increspata che simboleggia il mare. Sulle sue spalle poggia un remo mentre un braccio è posto quasi ad accarezzare un Ketos, o drago marino. Magnifica prova, impressa su carta vergata coeva con filigrana "losanga nel cerchio con stella" (cfr. Woodward n. 288), con sottili margini, in ottimo stato di conservazione.L’opera appartiene allo Speculum Romanae Magnificentiae, la prima iconografia della Roma antica. L'opera figura nell'Indice Lafrery, al n. 171, come “Simulacro di Oceano nella casa di Gioanbattista & Gioanuincenzo de Fabij alla piazza di Sciarra”. Lo Speculum ebbe origine nelle attività editoriali di Antonio Salamanca e Antonio Lafreri (Lafrery). Durante la loro carriera editoriale romana, i due editori - che hanno lavorato insieme tra il 1553 e il 1563 - hanno avviato la produzione di stampe di architettura, statuaria e vedutistica della città legate alla Roma antica e moderna. Le stampe potevano essere acquistate individualmente da turisti e collezionisti, ma venivano anche acquistate in gruppi più grandi che erano spesso legati insieme in un album. Nel 1573, Lafreri commissionò a questo scopo un frontespizio, dove compare per la prima volta il titolo Speculum Romanae Magnificentiae. Alla morte di Lafreri, due terzi delle lastre di rame esistenti andarono alla famiglia Duchetti (Claudio e Stefano), mentre un altro terzo fu distribuito tra diversi editori. Claudio Duchetti continuò l’attività editoriale, implementando le lastre dello Speculum con copie di quelle “perdute” nella divisione ereditaria, che fece incidere al milanese Amborgio Brambilla. Alla morte di Claudio (1585) le lastre furono cedute – dopo un breve periodo di pubblicazione degli eredi, in particolare nella figura di Giacomo Gherardi - a Giovanni Orlandi, che nel 1614 vendette la sua tipografia al fiammingo Hendrick van Schoel. Stefano Duchetti, al contrario, cedette le proprie matrici all’editore Paolo Graziani, che si associò con Pietro de Nobili; il fondo confluì nella tipografia De Rossi passando per le mani di editori come Marcello Clodio, Claudio Arbotti e Giovan Battista.

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