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Libri antichi e moderni

Spatola, Adriano

L'ebreo negro

All’insegna del pesce d’Oro,, 1966

200,00 €

Pontremoli srl Libreria Antiquaria

(MILANO, Italia)

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Dettagli

Anno di pubblicazione
1966
Luogo di stampa
Milano,
Autore
Spatola, Adriano
Pagine
pp. 85 [3].
Collana
collana «Il Quadrato - Major», 22 ;serie «Poesia Novissima», 8,
Editori
All’insegna del pesce d’Oro,
Formato
in 16°,
Edizione
Prima edizione.
Soggetto
Poesia Italiana del '900 Poesia visiva
Descrizione
brossura,
Prima edizione

Descrizione

LIBRO Prima edizione. Esemplare numero 37 di 600 in ottime condizioni (da segnalare solo lievissima fioritura alle prime carte). Stampata in 600 copie numerate e dedicata a Luciano Anceschi, questa raccolta di poesie di Adriano Spatola rappresenta un momento di svolta - o di passaggio - all’interno della sua vicenda letteraria, risentendo in modo deciso dell’avvicinamento alla pura sperimentazione e di una maggiore attenzione alle tragedie politiche del XX secolo. Pubblicato nel 1966 da Scheiwiller, il volume venne alla luce quasi in contemporanea con altre due creature di Spatola, ovvero «Poesie da montare» e «Zeroglifico», manifestando già i principi di “poesia totale” che giungeranno a maturazione nel 1969 con la pubblicazione di «Verso la poesia totale». In una bellissima recensione al libro comparsa sul primo numero della nuova serie di Malebolge nel 1967, Giorgio Celli scrisse: «La poesia di Spatola si origina [.] da una constatazione che il nostro tempo rende drammaticamente urgente e necessaria e che, insomma, rivoluziona alla base la macchina ideologica del vecchio surrealismo storico [.]. In un mondo [.] dove esiste la bomba H e la possibilità di un conflitto nucleare come convincere [.] il malato di mente ossessionato dal terrore di un avvenimento escatologico che tale avvenimento è illusorio o che, per lo meno, possiede la massima improbabilità di avverarsi? Non a caso la prima poesia di Spatola, pubblicata anni fa sul Verri, è intitolata “Alamagordo 1945”. La bomba atomica, la prima esplosione atomica, non è altro, dunque, che l’improvvisa inserzione dell’incubo nel quotidiano [.] la paranoia elevata a stabile condizione di esistenza. Non è più il sonno della ragione, è la ragione stessa che genera mostri» (Celli, 1967). G. Celli, «L’ebreo negro», in «Malebolge. Quaderno n. 1», primavera - estate 1967, pp. 53 - 54;
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